Fruttosio

Il fruttosio, conosciuto anche con il nome storico di levulosio, è uno zucchero semplice (monosaccaride chetoesoso) molto diffuso nel regno vegetale, nella frutta e nel miele. Il fruttosio possiede un potere dolcificante nettamente superiore al saccarosio (il comune zucchero da tavola), caratteristica che lo rende idoneo come suo succedaneo.
Il fruttosio viene assorbito più lentamente a livello intestinale rispetto ad altri monosaccaridi come il glucosio e ha un indice glicemico più basso sia rispetto al glucosio che al saccarosio.
Il metabolismo del fruttosio è insulino-indipendente. Ciò comporta evidenti vantaggi sia per il paziente affetto da diabete di tipo 1, (insulino-dipendente), che non si vede costretto ad aumentare la dose di insulina esogena in seguito all’ingestione di una modesta quantità di fruttosio (sotto forma di caramella, marmellata, oppure semplicemente aggiunto a bevande come il caffè), sia per il paziente affetto da diabete di tipo 2, (insulino-indipendente), la cui glicemia rimane stabile anche dopo la sua ingestione.

Perché alcuni studi recenti sconsigliano il fruttosio?

La principale obiezione all’uso del fruttosio è il rischio di ipertrigliceridemia, a causa del suo metabolismo a livello epatico: viene scisso in composti chimici più piccoli nel fegato e, dopo una serie di processi biochimici, una piccola parte di fruttosio scomposto va ad alimentare la sintesi di glicerolo e acidi grassi, componenti dei trigliceridi.
A causa di questa evidenza scientifica, alcuni diabetologi sconsigliano l’uso del fruttosio specie ai pazienti affetti da diabete di tipo 2 poiché questa condizione clinica è associata molto spesso a dislipidemia e sovrappeso (fattori che caratterizzano la cosiddetta sindrome metabolica).
D’altra parte, occorre molta cautela nell’interpretare tali studi, dai quali emerge l’associazione tra fruttosio e ipertrigliceridemia in quanto le dosi del fruttosio somministrate ai soggetti in studio sono molto più alte delle dosi medie consumate dalla popolazione; si raccomanda infatti di non superare i 40 grammi al giorno. La maggior parte degli studi effettuati che enfatizzano un ruolo negativo del fruttosio inoltre non sono stati condotti utilizzando il prodotto allo stato puro, ma lo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio (HFCS) la cui composizione è più simile a quella dello zucchero comune (saccarosio):

  • Zucchero comune (saccarosio) > fruttosio-glucosio 50% – 50%
  • HFCS > fruttosio-glucosio 55% – 45%
  • Fruttosio > fruttosio 100%

Gli stessi studi sopra citati dimostrano quindi che un corretto utilizzo del fruttosio non comporta dislipidemie in soggetti sani; viceversa il rischio aumenta per soggetti già dislipidemici o per coloro che hanno una predisposizione genetica a questa patologia.
Il fruttosio è anche sconsigliato a chi soffre di gotta o predisposizione a tale malattia poiché il metabolismo epatico del fruttosio è in grado di aumentare i livelli di acido urico.

Conclusioni

Le linee guida per una sana e corretta alimentazione prevedono che nella dieta giornaliera tutti i nutrienti siano presenti nella giuste proporzioni; è importante essere consapevoli di ciò che si mangia, ovvero consumare di tutto ma nelle corrette quantità.
Il cibo è infatti il carburante che permette al nostro organismo di svolgere al meglio le sue funzioni; alimentarsi in maniera adeguata è il primo modo per tenersi in forma e prevenire le patologie metaboliche.

Alla luce di quanto esposto in precedenza, il fruttosio, assunto in quantità non superiori ai 40 grammi al giorno e inserito in una dieta bilanciata, è ben tollerato e non ha effetti negativi sull’organismo. Il fruttosio può trovare posto nell’alimentazione di tutte le persone sane che sono particolarmente “attente alla linea”: difatti, il fruttosio pur fornendo a parità di grammi le stesse chilocalorie degli altri zuccheri ha un potere edulcorante maggiore per cui ne basta una minore quantità per ottenere il medesimo effetto dolcificante.
Si presta all’utilizzo da parte degli atleti, specie negli sport di resistenza. Assunto nei giorni che precedono l’allenamento, il fruttosio aumenta le riserve di glicogeno epatico e muscolare.
Questo zucchero, inoltre, manifesta una minore tendenza ad aderire allo smalto dentale.

Per ciò che riguarda l’uso del fruttosio da parte dei diabetici, insulino-dipendenti e non, finché si rimane nell’ambito delle quantità consigliate (Linee Guida per una Sana Alimentazione, Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione: 40 gr al giorno) non ci sono reali motivi per sconsigliarlo; si raccomanda comunque di chiedere consiglio al proprio medico curante, specie in presenza di altre patologie.





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