Tendenze alimentari: tra fast food e supermercati

Il concetto di globalizzazione tipico della società moderna ha portato alla mescolanza di nuove tendenze alimentari spesso molto lontane dal nostro “antico” stile di vita salutare. Ed ecco lo scenario che ci si propone: ad ogni angolo sorgono fast food ed ipermercati.

In un mondo frenetico, in cui viene sempre più sottratto tempo alla pausa pranzo, la scelta di un “cibo veloce” sembra essere l’unica alternativa possibile, complici spesso le erronee credenze che mangiare al volo sia automaticamente sinonimo di mangiare poco o ancor peggio di mangiare leggero. Ci troviamo così di fronte a cibi ricchi di grassi, zuccheri e quasi privi di vitamine e di fibre. I Paesi mediterranei, figli di una tradizione culinaria che privilegia i cibi freschi e le preparazioni più ricercate, hanno fin dall’inizio attaccato i fast food, considerandoli promotori di una cattiva alimentazione.

Ma rimanere legati alle tradizioni del passato non vuol dire non andare al passo con i tempi. Difatti, tenendo conto delle esigenze della società moderna, le più recenti correnti di pensiero in campo dietologico hanno rivalutato il consumo di un “cibo veloce”, purché non si tratti di un pasto ipercalorico e squilibrato. Nulla in contrario dunque al panino, ma che non diventi un’abitudine e che sia accompagnato da una porzione di fibre! Nella scelta di un pasto, anche solo di un panino, l’abbinamento degli ingredienti può fare una grande differenza!

Consideriamo poi gli ipermercati, simbolo di una società frettolosa e consumistica, sempre più omologata e basata sulla grande distribuzione di massa. Se da un lato la nascita di questi grandi colossi ha ampliato la scelta di prodotti alimentari, garantendo la disponibilità di una grande varietà di cibi durante tutto l’anno, dall’altro molto spesso quello che viene meno sono il gusto e le proprietà nutrizionali. Gli alimenti venduti nei supermercati sono sempre più sofisticati e lontani dal cibo originario, ovvero il cibo inalterato nella sua struttura primordiale, proveniente dal territorio in cui si risiede e coltivato con metodi naturali.

Quante volte negli ipermercati ci troviamo di fronte a scaffali colmi di alimenti, belli da vedere, ma di scarsa qualità nutrizionale? Anche se la spettacolarità della natura risiede nel fatto che essa ci mette a disposizione i suoi frutti in base alle nostre reali esigenze, le attuali tendenze della società moderna rischiano di discostarsi dal naturale ciclo produttivo. Facciamo un esempio: d’inverno gli agrumi, ricchi di vitamina C, rafforzano le nostre difese immunitarie e ci aiutano a preservarci dai classici raffreddori invernali, d’estate invece troveremo albicocche e pesche, ricche di pigmenti che proteggono la pelle dai raggi solari.

Tuttavia sempre più spesso consumiamo gli ortaggi anche quando non sono di stagione, acquistandoli attirati dal colore brillante e dalla forma perfetta. Un pomodoro mangiato in inverno avrà una composizione diversa da quello cresciuto nei campi in piena estate. La mancanza della luce e le condizioni climatiche diverse costringono a interventi con fungicidi e pesticidi. Così, come un prodotto importato, che per garantirne la conservazione, subisce maggiori trattamenti chimici. In entrambi i casi l’apporto di vitamine Sali minerali e antiossidanti che fanno della frutta e verdura fresca alimenti preziosi per la salute, sono sostituiti da pesticidi e antimicrobici.

I prodotti del territorio, la filiera a km zero dei piccoli produttori, sono di fondamentale importanza per garantire un’offerta di prodotti cresciuti in ambiente naturale, alimenti originari, soprattutto nella composizione.

Appare oggi necessario ritornare alle nostre tradizioni culinarie, al fine di tutelare non solo il legame imprescindibile tra alimentazione e salute, ma anche tra prodotti e territorio. Cerchiamo pertanto di valorizzare la nostra dieta mediterranea, esaltando il concetto di stagionalità dei prodotti e preferendo quelle che sono le naturali disponibilità del nostro territorio.





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